Etere o non etere, questo è il dilemma

Etere o non etere, questo è il dilemma
Continuando nella metafora letteraria avrei potuto intitolare questo articolo parafrasando il titolo di un famoso romanzo di Milan Kundera: “l’insostenibile leggerezza dell’etere.”

Tutte le più grandi Menti del genere umano ne hanno ragionato e scritto. E tutti i sacri testi di tutte le religioni e di tutte le filosofie planetarie sono imbevute di questa misteriosa sostanza/forza, pur appellandola con nomi diversi.

Il presente scritto si concentrerà sulle vicende dell’etere nell’ambito della scienza ortodossa e vedremo che, più di un viaggio, possiamo parlare di una vera e propria Odissea.

Piccola anteprima: anche il nostro Ulisse ha ritrovato la sua Itaca e riabbracciato la sua Penelope.

A rappresentare la nostra epica tragedia non ci sarà un eroe greco ma un piccolo grande uomo, uno dei pochi scienziati ad essere diventato celebre quanto è più di una rockstar. Si tratta di una delle menti più geniali del secolo scorso e il Nobel più tricotico della storia. Una vera e propria icona. La sua creazione più importante, l’equazione matematica più famosa della fisica, è stata persino usata per realizzare felpe e gadgets.

Sto ovviamente parlando di Albert Einstein. Anche il suo cognome che letteralmente significa “una pietra” testimonia il suo ruolo di pietra miliare della conoscenza della realtà che circonda. Contrariamente al cognome le sue idee sull’etere (ma anche su tante altri concetti) non si sono dimostrate così granitiche.
Anche la famosa formula E=mc2 non è così aurea come sembra.

Afferma il Premio Nobel della Fisica Frank Wilczek: “E=mc2 è una legge che si applica SOLO a corpi in quiete ed isolati; è un peccato che l’equazione della fisica più nota al grande pubblico, in realtà sia piuttosto scadente! (La leggerezza dell’essere)

E, pare, che non sia realmente “farina del suo sacco”; negli anni Ottanta un gruppo di studiosi pubblicò su Il Giornale di Vicenza la clamorosa rivelazione secondo cui la celebre equazione E=mc2, ufficialmente attribuita a Einstein, fu elaborata in realtà da un italiano, un certo Olinto De Pretto (1867-1921).

Il De Pretto scrisse E=mv2 per intendere che la massa andava moltiplicata per la sua velocità, un valore che indicò genericamente con la lettera “v” poiché da lui ritenuto variabile che poteva essere uguale, ma anche superiore o inferiore, alla velocità della luce. Einstein invece sostituì il valore variabile “v” con il valore costante “c” attribuendo appunto alla velocità della luce un valore costante. L’ingegnere italiano Marco Todeschini, candidato al Nobel per la fisica, riuscì a dimostrare sia la validità che l’esattezza della formula generale elaborata dal De Pretto con la variabile “v” per la velocità della luce in luogo della costante “c” introdotta da Einstein. In virtù delle proprietà dinamiche dell’etere da lui scoperte egli dedusse infatti che le particelle nucleari (nucleoni) compiono rivoluzioni attorno al nucleo atomico a una velocità 1,41 volte superiori alla velocità della luce, contravvenendo così al limite insuperabile posto da Einstein.

La relazione di Einstein con l’etere fu complessa e mutò radicalmente nel corso del tempo; mi limito a riportare tre estratti di altrettanti articoli scientifici scritti di suo pugno a proposito dell’etere.

  1. Nel suo primo articolo del 1905 scrisse: “L’introduzione di un “etere luminifero” si rivelerà superflua”
  2. Nel 1920, dopo aver sviluppato la teoria della relatività generale mutò: “Una più attenta riflessione ci insegna che la teoria speciale della relatività non ci costringe a rifiutare l’etere”
  3. Anche se Einstein non rinunciò mai al tentativo di eliminare l’etere elettromagnetico in un articolo successivo alza bandiera bianca e scrive: “Lo spazio senza etere è INCONCEPIBILE, dal punto di vista della teoria generale della relatività. Questo perché in un tale spazio non solo non vi sarebbe propagazione della luce, ma nemmeno la possibilità di regoli e orologi e pertanto non vi sarebbero distanze spaziotemporali in senso fisico”

Il premio Nobel per la fisica Robert Laughlin, per esempio, nel suo recente libro “Un universo diverso” (2006), ammette alcune manifeste illogicità di fondo della teoria della relatività generale. Egli infatti afferma testualmente: “Per colmo d’ironia, l’intuizione più brillante di Einstein, ovvero la teoria della relatività generale, può essere riassunta nel concettualizzare lo spazio come un mezzo, mentre la sua premessa originaria era che tale mezzo non esistesse affatto. L’idea che lo spazio possa essere costituito da una sostanza materiale di qualche tipo è in realtà molto antica e risale addirittura ai greci, che l’avevano definita etere“. Einstein ha quindi escluso l’esistenza dell’etere, ma per farlo è stato costretto a ricorrere a contraddizioni logiche che hanno letteralmente trasformato la fisica in filosofia.

Queste parole fanno eco a quanto già dichiarato sullo stesso argomento da un altro gigante, Nikola Tesla: “Una magnifica architettura matematica di grande fascino, che rende le persone cieche sugli errori che sono alla base di questa teoria. Questa teoria è come un barbone vestito di porpora che individui ignoranti considerano un re, i suoi esponenti sono uomini brillanti, ma sono dei metafisici piuttosto che scienziati… Sono convinto che lo spazio non possa essere curvato, per la semplice ragione che esso non ha proprietà. Di proprietà noi possiamo parlare solo quando ci riferiamo alla materia che riempie lo spazio. Affermare che in presenza di grandi corpi lo spazio diventa incurvato è equivalente a stabilire che qualcosa agisce sul nulla. Mi rifiuto di credere a questa teoria. La supposta curvatura dello spazio è interamente impossibile. E anche se esistesse non spiegherebbe il moto dei corpi come li osserviamo. Solo l’esistenza di un campo di forza può spiegarlo e la sua asserzione dispensa la curvatura spaziale dall’esistere. Tutta la letteratura scientifica su questo oggetto è destinata all’oblio”.

Il 10 settembre del 1958, durante la Conferenza dell’atomo a Ginevra, Il Nobel per la fisica nipponico Hidaki Yukawa affermò coraggiosamente che era giunto il momento di prendere le distanze dalla teoria relativistica di Einstein e dalla teoria dei quanti di Planck, poiché solo in questo modo sarebbe stato possibile spiegare la vera vera natura e il comportamento delle particelle subatomiche. Dinanzi alla platea dei fisici più eminenti del mondo, lo scienziato elogiò il prof. R. Hofstadter per aver dimostrato che le particelle subatomiche non sono unità inscindibili elementari, ma vere e proprie strutture, composte cioè di una sostanza fluida avente densità costante, che ruotano su se stesse a velocità maggiori di quella della luce, proprio come scoperto e dimostrato a suo tempo da Todeschini nella sua teoria unitaria dell’universo.

Il Congresso dei Premi Nobel, svoltosi a Lindau, in Germania, nel giugno dello stesso anno, confermava tali risultati e il celebre Heisenberg dichiarava che: “La scienza si trova nella necessità di abbandonare la teoria di Einstein, perchè le sue contradduzioni con i risultati sperimentali non possono essere sanate con un semplice arteficio matematico”.

Lo scienziato tedesco soggiungeva altresì che “i corpuscoli subatomici sono forme diverse di un’unica materia, sono cioè sfere di spazio fluido in rapidissima rotazione su se stesse, come previsto da Todeschini sino dal 1936“.

Etere: ultima frontiera CROMODINAMICA QUANTISTICA QCD

Frank Wilczek, Premio Nobel della Fisica 2004

Di seguito alcuni brani tratti dal suo libro: “la leggerezza dell’essere”

  • La QCD afferma che ciò che percepiamo come spazio vuoto in realtà è un MEZZO POTENTE, la cui attività modella il mondo.
  • Nella nuova teoria il mondo si basa su una molteplicità di Eteri che riempiono lo spazio e che nella sua totalità chiamo “The Grid”, la Griglia. Il nuovo modello è oltremodo strano, però funziona ed è estremamente preciso.
  • Le singole particelle (virtuali) vanno e vengono ma tutte insieme trasformano l’entità che chiamiamo spazio vuoto in un mezzo DINAMICO.
  • L’Ingrediente Primario che compone il mondo ha le seguenti caratteristiche:
  1. Riempie lo spazio e il tempo.
  2. Ogni frammento dello spazio-tempo ha le stesse proprietà fondamentali di ogni altro frammento.
  3. Brulica di attività quantistica.
  4. La materia ordinaria è una manifestazione secondaria della griglia che registra il suo livello di eccitazione.
  5. Contiene un CAMPO METRICO che dà rigidità allo spazio-tempo e provoca la gravità e che è equivalente a una griglia o a un campo di istruzioni.
  6. Ha un peso e la sua densità è universale.
  7. Tra i “vecchi concetti”, l’etere è quello più simile.
  • Oltre l’attività spontanea dei campi quantistici lo spazio è riempito da DIVERSI STRATI di “qualcosa” più permanente e sostanziale. Sono ETERI, sono materiali che riempiono lo spazio.
  • I fisici di solito chiamano questi eteri materiali CONDENSATI.
  • Gli eteri si condensano spontaneamente dallo spazio vuoto come la rugiada del mattino.

Alla fine la scienza ha riaccolto, seppur a malincuore, il figliol prodigo! Ulisse è tornato, ha cacciato i Proci e si è ripreso il trono.