C’era una volta la materia…

C’era una volta la materia…

…ma oggi, in accordo con la fisica e la chimica moderne, la nostra cultura sta faticosamente digerendo l’idea che tutto ciò che appare solido ha un’essenza elettromagnetica. Molecole, atomi, quark, bosoni di Higgs, materia oscura: più si scava in profondità e più la materia scompare, si trova sempre più spazio vuoto, onde elettromagnetiche, pure informazioni. Noi stessi siamo esseri elettromagnetici che hanno della solidità solo l’apparenza.

Siamo macchine elettriche a tutti i livelli, non solo nell’infinitamente piccolo della fisica contemporanea: il cuore batte a seguito di uno stimolo elettrico, così come l’azionamento di tutti gli altri nostri muscoli. Le cellule sono internamente provviste di batterie ricaricabili alle quali esse stesse attingono. I pensieri, la nostra stessa mente, hanno bisogno di un substrato bioelettrico per manifestarsi. La luce, il suono, il tatto, tutti i sensi, tutti i segnali del mondo esterno si manifestano in onde elettromagnetiche e così vengono dentro di noi percepiti, elaborati e memorizzati.

Come cultura ancora non condividiamo l’idea che segnali elettromagnetici esterni a noi possano influenzare il funzionamento delle nostre cellule, la loro struttura e la nostra salute. Non esiste ancora un consenso generale su come e quanto onde di bassa frequenza (es. rete elettrica) o di alta frequenza (es. telefonini) influenzino il nostro corpo elettromagnetico.

Eppure la nostra cultura condivide l’idea che prodotti chimici esterni al nostro corpo possano alterare il funzionamento delle cellule, la loro struttura e la nostra salute. Di origine antichissima e parte integrante della nostra memoria collettiva, allora si chiamavano erbe ora si chiamano farmaci: fatti di particelle elettriche chiamate atomi e molecole, anch’essi apparentemente solidi ma di natura totalmente elettromagnetica.

Accettiamo anche, attraverso la tecnologia, il concetto della radio, della TV, del telefono, di Internet, condividendo l’idea che onde che non vediamo e che non percepiamo direttamente possiedano il potere di viaggiare a distanza, trasportando informazioni ricche di significato.

Ancora, condividiamo l’idea che un minimo stimolo elettromagnetico come quello del telecomando possa cambiare canale alla TV o se appartiene ad un auto possa aprire, una tra mille, proprio la nostra portiera. Uno stimolo infinitesimale che cambia a distanza lo stato di un oggetto molto più denso e pesante, individuandolo tra tanti, esattamente come una chiave apre una serratura e solo quella.

Tuttavia, collettivamente ancora non condividiamo pienamente l’idea che una specifica frequenza, anche di minima intensità, possa entrare in risonanza con una cellula in particolare e alterarne, nel bene o nel male, il funzionamento.

Prima della tecnologia, delle reti elettriche, della radio, fino a meno di duecento anni fa di magnetico e di elettrico c’era solo la luce solare, il campo magnetico terrestre, i campi elettrici degli occasionali fulmini e davvero poco altro, un mix delle radiazioni di fondo dell’universo: la nostra evoluzione come esseri viventi è avvenuta certamente in un substrato elettromagnetico molto più silenzioso di quello attuale.

L’intensità naturale del campo magnetico terrestre (o campo geomagnetico) in questo momento è tra i 20.000 e i 70.000 nT (nanotesla) tra il minimo dell’equatore ed il massimo ai poli. Questo è un campo magnetico sostanzialmente statico, che non induce correnti negli esseri viventi. Sostanzialmente statico perché non lo sono invece alcuni eventi esterni ad esso che lo rendono invece variabile nel tempo, sia su scale temporali molto lunghe (secoli) che su scale temporali brevi, anche di un solo secondo (ad es. il vento solare). Gli stessi cicli giornalieri di luce/buio comportano oscillazioni del campo magnetico terrestre all’interno delle 24 ore, tutti i giorni.

Ma anche se il campo magnetico terrestre fosse realmente, completamente immobile… non lo siamo noi! Già l’azione del camminare, dello spostarsi sulla superfice terrestre, porta a tagliare le linee di flusso del campo magnetico naturale provocando in noi leggerissime fluttuazioni di corrente. Altri campi elettromagnetici naturali del nostro pianeta sono invece continuamente variabili a bassissima frequenza e inducono sempre leggere correnti.

Nell’insieme, tutti questi campi si riflettono pienamente nel nostro essere biologico: la vita sulla terra si è sviluppata in loro costante presenza e per il nostro sistema bioelettrico questo è il livello di quiete… molto, molto diverso dai campi elettromagnetici artificiali ai quali siamo soggetti ora.

E’ possibile conoscere con precisione il valore del campo magnetico terrestre in qualunque momento ed in qualunque punto del globo inserendo qui le coordinate opportune: https://www.ngdc.noaa.gov/geomag-web/#igrfwmm

Dove sono ora e dove ora è localizzato il laboratorio di ricerca AEtere’s vicino Ponta Delgada (Isole Azzorre) ad esempio, ed in data di oggi (24 Maggio 2017) il valore totale del campo magnetico terrestre è di 43.247,1 nT

Non sarebbe ben strano che delle sofisticate macchine elettriche come le nostre fossero indifferenti alla presenza e alla qualità dell’energia elettromagnetica che pervade le nostre case e rende possibili gli oggetti che entrano in contatto con noi tutti i giorni, tutto il giorno?

Sto scrivendo questo articolo davanti ad un PC portatile, con un valore medio del campo magnetico irradiato di circa 2000 nT, circa venti volte inferiore a quello statico naturale, ma questo è variabile con un ventaglio di frequenze molto elevato, tra i 50hz circa della rete fino e oltre i 2.7Ghz della frequenza alla quale lavora il processore interno. Passo diverse ore della giornata qui davanti.

Stamani dopo la doccia mi sono asciugato i capelli con il phon: 10 minuti in tutto, ma alla distanza di una decina di cm dalla testa ho misurato circa 100.000 nT, il doppio del campo magnetico naturale e 50 volte quello del PC. La banda di frequenze interessata, anche se ben inferiore a quella del portatile è sempre abbastanza estesa, compresa tra i 50hz ai 90.000hz circa.

Accendo l’impianto stereo e misuro 10.000 nT davanti all’amplificatore, se mi avvicino fino al trasformatore lo strumento va fuori scala, oltre i 200.000 nT. La radiosveglia misura invece circa 28.000 nT nel suo punto peggiore e a 5cm di distanza… inutile dire che sta su un mobile ben lontano dal letto.

Potrei continuare, c’è il condizionatore, il frigorifero, lavatrice, lavastoviglie, le varie TV, la playstation, le piastre a induzione in cucina, lo spremiagrumi, il frullatore, l’aspirapolvere, il ventilatore sul soffitto, l’impianto stereo, tutti i carica telefonini-tablet-gadget sparsi per casa e le decine di luci a basso consumo, più tutto quello che ho dimenticato ma tutta roba mia! Poi ci sono i vicini…

Tutto ciò tra i 50hz e i 100khz circa, senza considerare le frequenze più alte della radio, TV, telefonini, wi-fi, bluetooth, forno a microonde… ma rimaniamo nella rete elettrica per il momento. Qui teoricamente possono viaggiare frequenze fino a circa 30Mhz, ma quelle generate all’interno della rete stessa sono significative fino ai 90-100Khz circa, e le frequenze principali, quelle più “energetiche” sono tutte inferiori ai 1000hz, con l’eccezione di qualche motore elettrico a spazzole che arriva a qualche khz.

Sommando tutto quanto, nella rete elettrica che mi circonda in questo momento trovo il 3% di distorsione elettromagnetica. Posso determinarlo rapidamente perché è parte del mio lavoro e ho gli strumenti adatti per farlo. Questa distorsione si chiama tecnicamente THD (Total Harmonic Distortion) ed è un indicatore della qualità dell’energia elettrica.

Il 3% è un valore medio, comune e non allarmante in una casa moderna, ma in questo momento non ho molte cose accese, è giorno e non vivo in un condominio. Significa che su 230 volt che circolano in rete, circa 7 volt (il 3%), sono “dirty electricity”, frequenze estranee ai 50hz “utili”, armoniche di rete. Tutti gli apparecchi elettrici moderni intorno a noi, per poter funzionare, trasformano continuamente una piccola parte dell’energia che li alimenta in rifiuto elettromagnetico. E’ un elemento fondamentale del metabolismo degli apparati elettrici, simile a quanto i rifiuti organici lo siano per gli esseri viventi.

Questi 7 volt non sono affatto molti, ma cavalcano con successo i 50hz di rete (o i 60 in alcuni paesi) che veicolano la maggior parte dell’energia: i campi elettromagnetici emessi dagli apparecchi che ho intorno si irradiano nell’ambiente con una combinazione di tutte queste frequenze, ogni apparecchio con la sua particolare impronta e intensità.

Come i sassi gettati in uno stagno formano intorno onde circolari che si rafforzano e si elidono a vicenda in modi difficilmente prevedibili, così apparecchi elettrici in funzione generano intorno (in uno spazio a tre dimensioni), campi elettromagnetici ad ampio spettro, continuamente variabili come frequenza, intensità ed interazione reciproca.

Diventano quindi importanti non solo gli apparecchi che abbiamo in casa, ma la somma di tutti quelli installati e funzionanti sopra, sotto e ai lati come ad accade esempio negli appartamenti di un condominio: per i campi magnetici a bassa frequenza non solo le pareti sono trasparenti, ma le armature in metallo interne alle costruzioni moderne diventano ulteriori elementi di conduzione e deformazione dei campi stessi.

Oltre che dagli apparecchi, queste frequenze si irradiano anche dagli stessi cavi di rete? Si per un aspetto: qualsiasi conduttore attraversato da cariche elettriche variabili nel tempo crea intorno un equivalente campo elettromagnetico. Fino a che distanza? Infinita, secondo le leggi che governano i campi elettromagnetici ma l’intensità decresce con il quadrato della distanza, al doppio della distanza corrisponde ¼ dell’intensità.

Tecnicamente tuttavia, frequenze così basse non danno origine a campi elettrici e magnetici strettamente correlati come avviene quando si prendono in esame frequenze più elevate. In campo vicino, meno di una lunghezza d’onda, i rispettivi campi elettrici e magnetici possono essere considerati come fossero separati, come provenissero da sorgenti differenti. A 50hz la lunghezza d’onda è di circa 6000km, una dimensione con una scala molto diversa da quella degli esseri umani o delle loro abitazioni. Anche il concetto di “irradiazione” a queste frequenze diventa sfumato e si preferisce piuttosto considerare una “zona di influenza”, all’interno della quale le cariche elettriche e magnetiche oscillano nel tempo e nello spazio(1)

Quindi ai fini pratici, a che distanza questi campi elettrici e magnetici riescono ad influenzare significativamente i nostri corpi elettrici? Per certo non si sa, ma vorrei farvi fare una riflessione interessante.

Consideriamo la risonanza di Schumann, una frequenza di oscillazione naturale tra la superficie della terra e la ionosfera dovuta all’azione costante dei fulmini: è di circa 8hz, ha una lunghezza d’onda di 37.000km, esiste dall’inizio del tempo (perlomeno da quando questo pianeta ha un’atmosfera stabile), ha un’intensità infinitesimale ed è perfettamente sovrapponibile alle nostre onde cerebrali alfa che indicano uno stato di quiete e riposo. In altre parole è parte integrante di noi a livello fondamentale. E’ davvero la quantità di energia coinvolta nelle interazioni tra frequenze elettromagnetiche e corpo bioelettrico ad essere sempre determinante, o piuttosto è la frequenza (l’informazione) ad essere l’elemento chiave?

Non so voi, ma la portiera della mia auto non ha dubbi al riguardo!

Ad ogni modo, l’importanza della quantità di energia associata ai campi elettromagnetici l’ELF (Extremely Low Frequency) è uno dei punti nodali, e certamente è fra tutti quello che fa nascere le opinioni più divergenti tra pubblico, addetti ai lavori, scienziati e politici.

Il report ufficiale sull’argomento ELF è la monografia n.80 pubblicata nel 2002 dallo WHO-IARC (World Health Organization, International Agency for Research on Cancer) sulla possibilità di effetti cancerogeni causati dai campi elettromagnetici a bassa frequenza (compresi tra 3 e 3khz) ma vengono anche considerati i campi statici.

I report dello IARC, per loro stessa dichiarazione, non comprendono (né potrebbero) tutti gli studi sull’argomento, ma solo quelli presentati dai membri del comitato di studio dello IARC stesso. Gli studi considerati sono poi solo quelli pubblicati o accettati per la pubblicazione nella letteratura scientifica disponibile.

Il report conclude dopo 445 pagine che Extremely low-frequency magnetic fields are possibly carcinogenic to humans”. I livelli di campo magnetico che sono ritenuti “possibly” (il riferimento diretto è nei riguardi dei bambini) partono dai 400 nT, di gran lunga inferiori a quelli misurati in questo breve articolo, e sono riferiti a frequenze fino a 3000hz circa (in esame è principalmente la frequenza di rete 50/60hz) e senza tener conto le variazioni semi-casuali di frequenza e intensità dovute all’interazione di molteplici sorgenti.

Il report è liberamente scaricabile in formato pdf sul sito dell’IARC:

http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol80/

Stesso risultato “possibly” è attribuito sempre dallo IARC ai campi elettromagnetici in radiofrequenza, dai 30khz ai 300Ghz sul report n.102 publicato nel 2013 (481 pagine):

http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol102/index.php

Tutti questi studi, sia raccolti nei report dello IARC che affrontati negli anni successivi da parte di molti altri laboratori in tutto il mondo non sono però ancora sufficienti a creare un chiaro consenso condiviso sulla quantità minima di energia sufficiente a creare un effetto biologico, anche se in alcune circostanze questo viene ufficialmente riconosciuto.

L’effetto pratico del report è stato sollecitare i vari governi a stabilire dei valori soglia ai quali attenersi. Esistono normative ufficiali e/o raccomandazioni generali in quasi tutti i paesi del mondo che stabiliscono livelli massimi alle emissioni elettromagnetiche in bassa frequenza. Questi livelli partono però da un minimo di 100 nT fino a 100.000 nT e oltre, un ventaglio troppo esteso per apparire davvero utile (se addirittura poco credibile). E’ evidente la mancanza di una precisa direzione legislativa, certamente a causa delle problematiche politiche ed economiche legate all’argomento (limitare in maniera significativa i campi elettromagnetici in una società governata dall’elettricità incontra forti resistenze commerciali), ma anche a causa della limitata consapevolezza collettiva che circonda l’argomento. Tuttavia è un inizio, come tanti altri fattori di rischio prima non ritenuti tali e poi lentamente e largamente accettati e condivisi: il DDT, il fumo del tabacco, l’amianto e altri.

Un parallelo storico può essere rappresentato dal report n.46, sempre dello IARC, che prendeva in esame i possibili rischi cancerogeni dei motori diesel e a benzina e concludeva nel 1989 che il rischio per quanto riguardava il diesel era sufficient(inadequate invece per i motori a benzina). Un report successivo di 24 anni dopo, il n.102 del 2013 concludeva che c’era un rischio di sufficient evidence per i diesel e di inadequate evidence per le emissioni dei motori a benzina, facendo si che a chiusura lavori del report, il 12 Giugno 2012, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sposasse la tesi di correlazione tra causa ed effetto delle emissioni diesel, raccomandando la necessità di ridurre l’emissione delle sostanze chimiche coinvolte.

Chiaro che se poi le case automobilistiche aggirano la legislazione truccando i computer di bordo delle auto… siamo a punto accapo!

Prendere una decisione ufficiale richiede quindi moltissimo tempo, un tempo decisamente significativo se rapportato alla durata delle nostre vite… ma proprio qui siamo, in una società governata oltre che dai motori a combustione anche dall’elettricità e con una normativa in entrambi i casi insufficiente a risolvere un dilemma spinoso. Per il momento occorre decidere e provvedere da soli, in attesa che altri ci confermino quello che alcuni di noi già percepiscono da tempo. Fanno male i campi elettromagnetici a bassa frequenza, o la loro presenza è indifferente per le macchine bioelettriche che siamo noi? E se non fossero proprio salubri, quanto non lo sono? Dov’è la soglia di rischio, il limite da non superare, l’attenzione da porre?

Credo che ognuno di noi debba riflettere, informarsi meglio e prendere una posizione ben ponderata. Così come si decide cosa mangiare, bere e fumare(!) è possibile porre un’attenzione diversa agli apparecchi elettrici che ci circondano. Non è certo possibile diventare elettricamente Vegani (così come non è possibile per tutti andare in ufficio a piedi), ma diventare attenti e consapevoli del mondo elettromagnetico che abbiamo intorno, comprenderne le problematiche e cercare soluzioni migliori e più salubri non solo è possibile e consigliabile, ma nel mondo, società e cultura che condividiamo è diventato imperativo.

Da parte nostra, attraverso Aetere’s, abbiamo preso una posizione: Aetere’s è impegnata a promuovere un approccio più sano, informato e consapevole al benessere degli ambienti, sia attraverso la didattica, una nutrita serie di corsi e di articoli mirati, sia con una produzione omogenea ma ben diversificata di apparecchi indirizzati ad elevare la qualità abitativa degli ambienti stessi.